Nel grande sud dell’Oman, lontano mille chilometri di deserto, a Salalah tutto sembra in bilico: tra mare e deserto, Medioevo e futuro, tecnologia e tradizione, rigore e innovazione. L’eco di storie bibliche aleggia ovunque: su un colle, musulmani, ebrei e cristiani venerano insieme la Tomba di Ayub, il profeta Giobbe, di qui passava la strada per la Mecca, e le carovane che attraversavano la penisola araba trasportando oro, incenso e mirra. Gli alberi crescono fra i sassi dei wadi, rami senza un vero tronco, con piccole foglie di cui vanno ghiotti i dromedari. Qui l’aspetto cittadino è eclettico, tra moschee con cupole di ceramica blu, ville e condomini in forma di fortezza, con la cornice superiore decorata a fasce, con verande, paretine traforate di stucco bianco, tetti terrazzati con muri merlati. Lungo la costa sorgono resort da mille e una notte, adagiati sulla lunga e larga spiaggia di soffice sabbia chiara, che si allunga nel mare dolcemente digradante, dal quale non è raro scorgere i delfini.